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Erogatori
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Erogatori

Alcuni brevi consigli sugli erogatori

Certamente l'erogatore è il componente dell'attrezzatura a cui noi subacquei siamo più legati. Non solo perché da esso dipende la nostra permanenza sott'acqua, ma anche perché un suo cattivo funzionamento può trasformare una bella immersione in un calvario (e in un pericolo!). Con l'applicazione della normativa CE tutti gli erogatori attualmente venduti sul territorio italiano, devono sottostare a particolari caratteristiche di funzionalità e costruzione. Ciò ha per così dire eliminato dal mercato le "vecchie carrette" nelle quali ci si poteva imbattere sino a qualche anno fa. Tutti i moderni erogatori presenti sul mercato offrono prestazioni e garanzie di sicurezza più che adatti alle esigenze delle immersioni ricreative. Tecnicamente è ormai noto a tutti coloro che masticano un po' di componentistica che lo strumento in questione è composto fondamentalmente da tre parti: 1° stadio, frusta, 2° stadio.
primo stadio Il primo stadio riduce la pressione delle bombole a circa 9/11 atmosfere, in base ai vari modelli. Il suo funzionamento può essere a membrana oppure a pistone. Per acque particolarmente fredde è consigliato il pistone oppure, meglio ancora, un kit di anticongelamento che viene montato sui modelli a membrana. Il materiale utilizzato più comunemente è l'ottone cromato, anche se ultimamente alcune case stanno introducendo le leghe, più pregiate ma anche più costose. Oramai tutti i primi stadi sono "bilanciati". Semplicemente questo significa che la pressione intermedia in uscita dal primo stadio è indipendente dalla pressione esterna (profondità) e dalla pressione all'interno della bombola. In questo modo lo sforzo inspiratorio e il flusso d'aria si mantengono pressochè costanti per tutta l'immersione. La frusta è il collegamento tra il primo ed il secondo stadio. Le migliori hanno una sezione interna più ampia per avere un flusso maggiore, altre utilizzano delle calze di rivestimento che facilitano il passaggio dell'aria e ne aumentano la robustezza. Spesso si utilizzano anche dei copri-frusta nei punti più soggetti ad usura per evitare il rischio di rotture e lacerazioni.

Il secondo stadio negli anni ha assunto le forme più disparate. Dal metallo, si è passati quasi per tutti ai moderni polimeri, più resistenti, leggeri, eleganti e meno costosi. secondo stadio La sua funzione è quella di rendere la respirazione il più possibile fluida e con uno sforzo minimo. Quasi tutti, con soluzioni diverse, sfruttano l'effetto Venturi per ottimizzare l'afflusso d'aria al boccaglio. Alcuni sono dotati di regolazioni che consentono di adattare lo sforzo inspiratorio (la 'forza' necessaria ad attivare il flusso d'aria proveniente dal primo stadio) sulla base delle proprie esigenze e dei propri 'gusti'. Infine alcuni secondi stadi sono dotati di una regolazione pre-dive che riduce la possibilità di autoerogazione quando si entra in acqua. Un'altra caratteristica importante per un buon erogatore è la semplicità costruttiva: meno sono i 'pezzi' (specie quelli 'mobili') all'interno del primo e del secondo stadio e minore è il rischio di guasti e la difficoltà di manutenzione. A questo proposito un consiglio per assicurare lunga vita ed un costante buon funzionamento al vostro erogatore: sciaquatelo sempre al termine dell'immersione e non dimenticate la revisione periodica (almeno annuale) in un centro veramente specializzato.




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